mercoledì 29 gennaio 2014



In tanti attendevano questo mese (Gennaio appunto) in cui dovrebbero decidersi i nuovi equilibri della Giunta raffadalese.
Volendo partire dai numeri in Consiglio Comunale: la compagine di governo ha subito qualche defezione. Nocera (FLI) e Librici (MPA) hanno reso pubblica la fuoriuscita dalla maggioranza.
Il differenziale numerico inizialmente pari a 2 si è quindi annullato.
Se a ciò si aggiunge che a Maggio 2014 lo scudo “antisfiducia” del Sindaco (quello previsto dall’ art. 7 LEGGE 5 aprile 2011, n. 6) verrà meno, potrebbe profilarsi una prossima e repentina chiusura dell'odierna esperienza amministrativa.
La situazione sembrerebbe di difficile soluzione poiché ingessata dalle iniziali scelte in sede di composizione della Giunta.
Non aver (tra virgolette) imposto ai due consiglieri entrati in Giunta di dimettersi, rende oggettivamente complicato il quadro compositivo afferente alla maggioranza.
Le possibili soluzioni?
Rimangono tre opzioni (di lombardiana memoria):

  1. Ricercare una maggioranza per ogni provvedimento proposto in Consiglio Comunale;
  2. Imbarcare ufficialmente sulla nave qualche consigliere d'opposizione, rimasto inizialmente a terra, attraverso la concessione di un assessorato;
  3. È la variante non ufficiale della opzione 2. Ufficialmente non imbarcare nessuno dei consiglieri di    opposizione ma comunque assegnare un assessorato ad una personalità vicina ad un nucleo composto da almeno due (meglio se tre) consiglieri di minoranza.

Ognuno delle tre opzioni comporta vantaggi e svantaggi.
Nel primo caso l'azione di governo sarebbe oggetto continuo di trattativa e ciò ne potrebbe comportare una decelerazione e non escluderebbe tra l'altro una futura "crisi". È pertanto da escludere.
Nel secondo e nel terzo caso l'accordo, così trovato, metterebbe, nel breve-medio periodo, a riparo la continuità amministrativa ma avrebbe ripercussioni non indifferenti (ovviamente più pregnanti nel caso 2) sul lato immagine.
Al momento è escluso (poichè precluso) che qualche consigliere di minoranza diventi direttamente assessore e ciò è conseguenza normativa.
La legge infatti consente di avere in Giunta un numero massimo di due elementi col doppio ruolo (consigliere-assessore).
Attualmente tali postazioni sono stabilmente occupate e, date le condizioni, tali rimarranno (a meno di improbabili stravolgimenti).
Questa circostanza investe, ovviamente, anche i consiglieri del PD.
Se qualcuno di loro ambisse a ricoprire una carica assessoriale dovrebbe, ad oggi ripeto, rinunciare alla presenza in Consiglio Comunale.
Proviamo ad inserire qualche altra condizione al contorno finora trascurata.
Partiamo dall'assunto, quindi, che solo due degli assessori sono inamovibili ed entrambi per i medesimi motivi. Sono, ovviamente, le due donne in Giunta, blindate dalla loro duplice carica (consigliere-assessore).
Rimangono pertanto altre due postazioni.
La prima ha un cappello sopra ed è quello del PD che l'ha occupata temporaneamente con Pedalino.
L'intero partito (PD) si è stretto attorno al proprio Sindaco, collaborandolo, e permettendo che l'operazione Gazzitano-Pedalino andasse in porto rinviando a successiva data (20-24 mesi dall'insediamento) la discussione sull'occupante e sul successore.
Quel tempo appare arrivato ma la discussione ancora non è iniziata.
È chiaro che l'intero PD, ora, si attende - dal duo sopracitato - il rispetto di quell'accordo senza ulteriori proroghe e senza, soprattutto, ulteriori condizioni che avrebbero un sapore vessatorio.
Il rispetto temporale di quell’accordo avrebbe anche un altro e più profondo significato e il solo garante può (e deve) esserne il Sindaco.
Un segnale inviato alle forze più giovani del PD.
L’appartenenza è ancora un valore?
Se la risposta è affermativa allora (Pedalino e Gazzitano non potranno che convenirne) c’è tanta gente che sotto quest’aspetto li precede.
Certo vi è stato il passaggio ufficiale di Pedalino nei ranghi direttivi del PD e molto probabilmente è in quell’ambito che il Partito intende valorizzarlo.
La soluzione sembrerebbe dunque semplice. Quando inizierà la discussione?
Sarebbe un rischio ulteriore non trovare una soluzione nel PD contestualmente alla ricerca dei numeri in Consiglio Comunale.
Il differimento ulteriore di tale discussione potrebbe questa volta causare una crisi tutta interna al PD e riversarsi in maniera distruttiva su questa esperienza amministrativa.
È improbabile che nessuno all'interno del PD abbia ambizioni governative e ciò è in forte contrasto con l'atteggiamento attendista che, tutti, hanno tenuto sulla vicenda.
L'altra postazione assessoriale è attualmente occupata da Società Civile e sembrerebbe essere, a rigore di logica,  l'unica rimasta quale oggetto di trattativa con i consiglieri di minoranza alla ricerca dei famosi numeri (I ‘NNUMARI).
Per la verità rimane una ulteriore, ma molto improbabile, opzione. 
Se qualcuno degli odierni assessori fosse in grado di portare in dote due-tre consiglieri, farebbe (e soprattutto si farebbe) cosa gradita.
Qualcuno, anche in maniera subdola, ci ha provato nel recente passato forse perché conscio degli scenari che si profilavano in quel di JNNARU.
Sembra strano ma finora abbiamo parlato di politica senza nemmeno per un attimo menzionare azioni, programmi, progetti o idee.
Abbiamo parlato solo della condizione necessaria.
Se riponiamo per un attimo nel cassetto il filtro d'analisi algebrico e mettiamo quello politico, si può senza dubbio affermare che il Sindaco porterà a termine naturale il proprio mandato.
L’opposizione, da tempo sublimata, rimane incentrata su sporadiche iniziative consiliari.
Franco Romano su Agrigentonotizie arriva persino a individuare come “l’unica vera opposizione” quella promossa da Santino Farruggia.
È quindi una opposizione di natura extraconsiliare.
Non essendo variata la condizione di Santino (appunto l’extraconsiliarità) mi chiedo, e vi chiedo, come mai una così fervida attività non lo ha visto autore e protagonista quando era un dirigente del PD di cui Giacomo di Benedetto era Segretario?
Forse qualcuno gli bloccava i comunicati stampa?

Josè Galletto

martedì 6 agosto 2013

Tempu d'agnuniati

Il periodo di prova, generalmente sei mesi, vale per tutte le attività lavorative.
Siamo a oltre un anno dalle elezioni comunali, pertanto abbondantemente oltre tale fase, e credo sia utile effettuare alcune valutazioni sull’odierna Amministrazione.
Valutazioni che hanno pochi precedenti in questi ultimi dodici mesi.
Nel senso, per chiarire, che rari sono i casi in cui qualcuno ha esternato giudizi pubblici, sull’operato del Nuovo Corso raffadalese.
Un dato preoccupante.

Nelle primissime fasi del post elezioni veniva composta la Giunta e votata la Presidenza del Consiglio Comunale.
A tutti è stato chiaro che l’allora MPA, terzo partito in assoluto, aveva sbancato.
Un Vicesindaco ed un Presidente del Consiglio a fronte del solo Sindaco (tra l’altro direttamente eletto) in quota PD, e dei rappresentanti di FLI e dei Comunisti Italiani.
L’arrivo di Pedalino in Giunta, oggi come ieri, non è da ascriversi in capo al PD ma, come ben noto nei salotti cittadini, ad un accordo pre-elettorale, di prestabilita durata e prossimo a scadenza, che è stato prontamente rispettato.
Questa , quindi, la squadra di governo messa in campo.
A questa squadra si arriva dopo una campagna elettorale in cui la presenza di due schieramenti aggiuntivi (Nino Vizzì e Angelo Salemi) è stata determinante per il risultato finale.
Scrissi all’epoca, e ribadisco ancor più convinto oggi, che la nuova legge elettorale forniva una importantissima leva al nuovo Sindaco (all’epoca non si era ancora votato) legata alla suddivisione in tre periodi dei tempi amministrativi, in funzione della possibilità di sfiduciare il Primo Cittadino da parte del Consiglio Comunale.
La legge infatti prevede che per i primi 24 mesi del mandato non sia possibile sfiduciare il Sindaco, il quale è soggetto a tale rischio nei successivi 2 anni e mezzo per poi esserne al riparo negli ultimi 180 giorni.
Una tale possibilità sfruttata in pieno, ed in accordo con gli Alleati, avrebbe permesso dapprima di individuare e poi di attingere, con il fine dichiarato di presentare e formare una nuova classe dirigente (in ossequio alle parole utilizzate da Giacomo di Benedetto nel comizio di chiusura), fra le migliori risorse del Paese.
Così non è stato.
Ma non vorrei essere frainteso.
Non si tratta di dare un giudizio, al momento, sui componenti della Giunta.
Si tratta di una valutazione di ordine politico in relazione alle scelte ed alle facoltà del Sindaco e degli Alleati.
È evidente che nessuno dei componenti presenti nella Giunta è stato direttamente scelto dal nuovo Sindaco e questo rappresenta una grande singolarità, soprattutto in relazione alle precedenti amministrazioni.
Ed è evidente perché le personalità poste a governare Raffadali non rappresentano delle discontinuità con il decennio appena trascorso provenendo, in alcuni casi, dalla precedente governance e in altri dall’area dell’inazione, dall’essere rimasti “agnuniati”, in un periodo in cui il solo “volerci mettere la faccia” era equivalente a una medaglia a valor civile.
L’altra scelta determinante nella composizione della Giunta, è stata quella di assegnare un componente (nel tempo) ai partiti che pur facendo parte del cartello elettorale vincente non erano riusciti ad eleggere dei rappresentanti in seno al Consiglio Comunale.
Tali partiti/liste sono: UDC, Comunisti Italiani e Società Civile Raffadalese.
La legge elettorale aveva apportato, inoltre, alcune novità in ordine alla composizione della Giunta (50% donne) ed alla possibilità che i consiglieri potessero ricoprire il duplice ruolo di assessore/consigliere. Infine la Giunta poteva raggiungere il numero massimo di 5 componenti (4 assessori più il Sindaco).
La prima sfida affrontata dalla nuova Amministrazione è stata l’Estate Raffadalese.

In tempi ristrettissimi, in termini di risorse e tempo, si riesce a mettere in piedi una organizzazione per le Colonie (le ricordate?) ed un manifesto di eventi.
Qui scoppia la prima polemica.
Esercenti allocati in Piazza Progresso, divenuto per la chiusura del Villaggio della Gioventù unico luogo frequentato dai raffadalesi d’estate, dichiarano guerra perché con il calendario degli eventi previsti in quel di contrada Beddie, verrebbero svantaggiati.
Di per sé la questione non è secondaria ed appare legittima, se non fosse che - a parte alcune storiche attività - il proliferare delle nascite di nuove punti commerciali nelle aree che si affacciano su Piazza Progresso fosse stato conseguente, proprio, alla chiusura del Villaggio della Gioventù e alla presenza del palco per la programmazione estiva in prossimità du “Chianu Casteddu”.
Un corto circuito insomma.
L’aver tenuto chiusa una struttura che storicamente, eccetto gli ultimi 10 anni, è stato il centro estivo del Paese e l’aver individuato un’altra area, Piazza Progresso, come sua cronica succedanea aveva quindi prodotto una distorsione.
Distorsione figlia dell’approssimazione di chi ci ha governato nel recente passato (per i benpensanti).
Proprio i Maggiorenti delle passate Amministrazioni risultavano (lo risultano tutt’oggi) latitanti nelle dichiarazioni a mezzo stampa che si occupano della questione.

In quei primi quattro mesi era successo anche qualcos’altro.
C’erano state le elezioni regionali, il PD e l’MPA non erano più alleati, vinceva Crocetta.
A livello cittadino il PD arriva a 1.543 voti (1.213 riportano il nome del Sindaco), sparisce l’MPA (ora Partito dei Siciliani) con 389 voti, tengono FLI ed il PDL, le performance dei 5Stelle non ricalcano i numeri di altri luoghi.
Sebbene vi sia una nuova maggioranza a Palermo (che include l’UDC) a Raffadali nulla muta.
Vi è l’incombenza dell’approvazione del Bilancio.
Si avvicina un inverno con intese precipitazioni che genererà (basta farsi un giro in auto) numerose “tremule”.
Le cifre segnalano – invece – la presenza di un buco, una voragine, di 3-4 milioni di euro.
Viene affrontata la questione A&G, facendo valere l’opzione al termine dei tre anni.
Si mette mano alla macchina comunale attraverso l’organizzazione dei settori (in altri tempi si chiamavano riassetti e prevedevano epurazioni e confinamenti).
Dunque, semplificando (per i dettagli si rimanda al recente post del Sindaco su Ad Est), si arriva a giugno 2013 con il gravame di una dimissione, non polemica, in Giunta.
Sappiamo tutti che la battaglia sull’A&G è nata da ambienti extraconsiliari che facevano riferimento ad una unica persona: il Prof. D’Amato, il quale ha costretto il precedente Consiglio e la precedente maggioranza ad occuparsene e a risponderne di fronte ai cittadini.
In campagna elettorale poi – paradossalmente – l’A&G è stato il cavallo di battaglia di tutti i contendenti.
Ebbene lui (D’Amato) candidatosi non è riuscito a farsi eleggere (la lista Società Civile non ha rappresentanti in Consiglio).
Oggi poteva essere scelto Assessore “a merito”.
Mi segnalano che i numeri raccolti non gli erano di ausilio.
Ma ha senso trincerarsi dietro i numeri?
Per esempio sappiamo che i numeri davano ragione a Cuffaro, a quel sistema, ma questo non ne ha fermato (perlomeno non tutte) le azioni politiche di contrasto.
A Raffadali, purtroppo, per un decennio sono state possibili solo due posizioni politiche ufficiali (ve ne erano anche molteplici apocrife e dicroiche): pro o contro (l’inazione o l’agnuniatina era servigi talvolta ben remunerati).
Ho scritto purtroppo perché a questa via si è stati costretti.
Non vi era modo di ragionare e confrontarsi. Perciò si è venuta a creare una frattura nel tessuto cittadino fondata sulla difesa oltranzista del Dominus.
Ora, avendo vissuto questo e sapendo bene cosa significhi a Raffadali “dover dare dei segnali” era naturale riconoscere al Prof. D’Amato, per il coraggio avuto e per il lavoro fatto, la carica assessoriale.
Pertanto delle due l’una.
Se questa Amministrazione si è posta come obiettivo, così come io credo, di superare gli schemi delle gestioni passate non ne può replicare i paradigmi.
Ma vi è un paradosso ancora più profondo.
Questa ultima elezione amministrativa non ha visto solo la scomparsa dei Cuffaro (e dei suoi luogotenenti). Questo naufragio ha portato con sé, e tacitato, anche chi ha contrastato quel sistema.
Si potrebbe pensare ad una classe dirigente, quella odierna, premiata per aver assunto una posizione di terzietà.
Ma questo non era possibile, perché come sopra detto, non sono mai esistiti a Raffadali dei “terzi”.

Nel frattempo l’opposizione è sublimata.
L’assenza nelle liste elettorali dei Grandi Capi di epoca cuffariana e di quel forte collante che è il potere, così come da essi gestito, ha prodotto l’implosione dei gruppi di opposizione.
Era prevedibile, ma non a questa velocità.
La mancanza di una precisa visione politica, sin dai tempi in cui erano maggioranza, ha condotto l’opposizione all’attuale stato.
La Diaspora.

Rimangono ancora quattro anni e tanto si può e si deve fare.

Nella consapevolezza che i tagli dei trasferimenti statali e regionali saranno sempre più incisivi non può non analizzarsi, con certosina precisione, ogni singola voce del Bilancio, alla ricerca di eventuali nicchie di spreco o sacche di privilegio rimaste come retaggio di precedenti Amministrazioni ed oramai non più sostenibili.
È di questi giorni la denuncia di Zambuto - seguita dal quella del nostro Sindaco - riguardo la questione Girgenti Acque. Ci si interroga, ancora una volta, sulla qualità dei servizi offerti in relazione ai costi esposti (e gravanti sui cittadini).
Se tale schema critico si ritiene valido per tematiche quali acque e rifiuti, ed appare ai più risolvibile solo attraverso la riproposizione di un modello di gestione diretta, perché non applicarlo anche ad altri servizi affidati a terzi dal Comune?

Un importante obiettivo può essere quello di aprire la macchina burocratica (e politica) alle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione riconoscendo al cittadino un ruolo non solo passivo.
L’utilizzo della Pec per l’invio dei documenti di competenza degli uffici comunali (certificati, autorizzazioni, ecc), la creazione in aree pubbliche di wifi zone (replicando su scala estesa l’esperienza del Villaggio della Gioventù) anche in compartecipazione con privati che potrebbero beneficiarne in termini promozionali.
La creazione di un Forum Cittadino Permanente, anche di tipo virtuale, che superi il concetto di “anonimato” e che preveda il rilascio dei parametri di accesso (username e password) da parte degli uffici preposti, previa richiesta corredata di documento identificativo.
L’esistenza di una tale piattaforma, istituzionale ed ufficiale, potrebbe fungere da stimolo per quei cittadini che vogliono avanzare proposte concrete (o effettuare segnalazioni) e per la stessa Amministrazione.
Il Comune di Favara ad esempio, in epoca recente, ha seguito un simile percorso per definire il nuovo assetto urbano attraverso il progetto denominato Agorà dei Diritti.
Il banco di prova potrebbe essere rappresentato proprio dal nuovo PRG a cui si potrebbero affiancare gli incontri organizzati di recente dall’Amministrazione.
Sul PRG: di certo non si potrà continuare ad edificare (le statistiche demografiche in questo senso aiutano), ma ridisegnare la mappa del Paese avendo coscienza che il recupero del centro storico non è solo di tipo immobiliare.
In questo senso andrebbe dapprima effettuato un inventario degli immobili a rischio crollo prevedendo, laddove possibile, di sostituirli con aree a verde. Queste ultime potrebbero rappresentare dei nuovi luoghi di socialità e muovere, nel contempo, gli interessi edilizi verso il recupero delle zone ad esse antistanti.
Dovrà, immagino parallelamente, essere approntato un Piano del Traffico pensando di pedonalizzare alcune aree (parte del centro storico, a valle del Palazzo di Città, lo è giocoforza).
Sono istanze che dovrebbero essere, nel 2013, naturali e tangibili segni di civiltà utili inoltre a diradare definitivamente i dubbi sul misoneismo raffadalese.

E andranno affrontate le spinose questioni riguardanti i tributi.
Stante che la gestione dei tributi locali è, oramai saldamente, in mano agli uffici comunali occorrerà adottare delle azioni (soprattutto in materia di rifiuti) per permettere ai cittadini “virtuosi” di poter alleggerire gli oneri a proprio carico.
Si tratta, ovviamente, di puntare sulla raccolta differenziata che in una primissima fase potrà prevedersi con il sistema del “porta a porta” per poi portarsi a regime, e aggiungo repentinamente, nel semplice conferimento differenziato negli appositi cassonetti.
Sono azioni di civiltà - mosse dalla leva economica ma con evidenti ricadute sul piano ambientale - che bisognerà intraprendere.

Ritornando alla questione A&G: potremo mai conoscere, come cittadini, quali sono stati i risultati economici di questa operazione?
Non penso ad una conferenza stampa ma più semplicemente ad un sintetico e stringato documento in cui si riportino alcuni salienti informazioni.
Quanto è stato accertato in più rispetto alla situazione ante A&G?
Quanto è stato l’incasso totale per A&G?
Quanto è stato l’incasso totale per il Comune?
Chiudere quindi una questione descritta come opaca attraverso un gesto di trasparenza.
A breve, salvo modifiche di ultim’ora, dovrebbe entrare a regime una nuova tassa che sostituirà la TARSU e che ingloberà i cosidetti servizi “indivisibili” (manutenzione delle strade, polizia municipale, anagrafe, illuminazione pubblica): si chiama TARES.
Vogliamo far conoscere ai cittadini da quale base imponibile si parte?
Vogliamo esporre, esplicitandoli, l’ammontare dei costi per i servizi inclusi nella TARES?

Per fare tutto ciò è necessario un cambio di passo che, in via teorica, può determinarsi anche attraverso i protagonisti di questo primo anno o con delle sostituzioni in corsa che dovranno, necessariamente, essere condivise dagli Alleati.
Naturalmente tutto passa dalla analisi critica di quanto fatto in questi primi dodici mesi.
È probabile che qualche delega assessoriale sia ricaduta su personalità poco, o per nulla, inclini alle tematiche di che trattasi e che questo non abbia giovato all’immagine dell’Amministrazione.
Il percorso con cui tali personalità sono state scelte - ed approvate – più che un alibi rappresenta una aggravante.

Per tali motivi mi aspetto, finalmente, un forte e determinato contributo dal PD.
Se sarà capace di riorganizzarsi attorno alla figura di un nuovo Segretario e di un nuovo gruppo Dirigente (si spera avulso dalle non sempre premianti logiche gerarchiche).
Un partito che ha bisogno di rinnovarsi attraverso la responsabilizzazione delle nuove leve - qualificandole all’interno dei centri decisionali e non per azioni di bassa manovalanza – e che non può permettersi altri anni di lungo silenzio.
Un partito che sappia decidere, che dia sostanza all’azione di Governo e che si rifiuti di rimanere silente pur sapendo che questo potrebbe creare delle discrasie con l’Amministrazione (non dissimili a quelle originate dalle altre aggregazioni della coalizione).

Si ritorna quindi all’Estate Raffadalese (oggi denominata Sagra dell’Estate).
Pochi giorni addietro è stato pubblicato il cartellone degli eventi.
Un palinsesto fittissimo che maschera un grande vuoto.
L’assenza di Mimmo Galletto.
Uomo il cui spessore culturale ed artistico non necessita certo di un mio contributo promozionale.
Tale scelta è stata conseguente ad una attività di benchmark - condotta esclusivamente su parametri di tipo economico – che non ha evidentemente contemplato e valutato le ovvie ricadute in termini valoriali.
Rinunciando a Mimmo, infatti, si rinuncia anche al plus che faticosamente, ed autonomamente, lo stesso ha messo in campo, riuscendo - in un epoca di disaffezione generale - a coinvolgere ed “appassionare” al Teatro un nucleo di ulteriori quindici persone (la maggior parte dei quale giovani) che da Febbraio sotto la Sua Direzione lavora incessantemente nella costruzione di alcune proprie rappresentazioni teatrali.
Quale migliore occasione - per sostenere e promuovere la Cultura a (e di) Raffadali - attendeva l’Amministrazione Comunale?

Buone Vacanze

Josè Massimiliano Galletto

lunedì 22 aprile 2013



Domenica 21 aprile 2013, leggo sull’edizione Palermo di Repubblica un articolo a firma di Cristoforo Spinella dal titolo “Energia solare, scommessa perduta in Sicilia pochi impianti e solo privati”.


Si parla delle occasioni perse dalle Amministrazioni Comunali che “stritolati da patto di stabilità e spending review” (cit.) – non potendo quindi realizzarli con propri fondi - "hanno fatto di necessità virtù “affittando” i propri tetti per l’installazione di pannelli fotovoltaici” (cit).


Il pensiero corre al recente bando “per la concessione del diritto di superficie sulle coperture degli edifici comunali per l'installazione di impianti fotovoltaici” pubblicato sul sito del Comune di Raffadali e che, non in maniera inattesa, è andato deserto.

Sull’esito della gara ha inciso, in maniera determinante, la tempistica con cui si è mossa l’attuale Amministrazione.

È infatti con la Determina di Giunta n. 21 del 01.03.2013 che si è dato il via alla procedura.


Non è un mistero che già a fine gennaio il V Conto Energia fosse agli sgoccioli (si veda http://qualenergia.it/articoli/20130124-quinto-conto-energia-agli-sgoccioli-il-gse-spiega-cosa-succeder%C3%A0-superata-la-sogli).


Bisognava pensarci molto prima.


Doveva, e poteva, essere uno dei primi atti della nuova Amministrazione, ed ovviamente poteva e doveva essere un atto della precedente Amministrazione (ci sarebbero stati sicuramente maggiori margini di tempo ed economici).


Con mio stupore, però, proseguendo nella lettura dell’articolo su Repubblica trovo la seguente frase "Ancora oggi, però, un Comune appena più grande come Raffadali, regno dell’ex governatore Totò Cuffaro, arriva a risparmiare più di centomila euro all’anno" proprio in riferimento alla presenza di impianti fotovoltaici a servizio di utenze del Comune di Raffadali.


Quindi, per Repubblica, esistono già questi benedetti impianti realizzati su aree comunali….

Sarebbe interessante conoscere la fonte utilizzata dall’Autore dell’articolo.


Una scommessa perduta (cit) per l’Amministrazione.




 Link all’articolo


mercoledì 2 gennaio 2013

 
  
Abbiamo due cieli: quello del giorno e quello della notte. Il primo, se ci siamo appena svegliati, lo
troviamo costruito, precedentemente costruito; e di colore blu, se la giornata è buona, oppure grigio, se la giornata è tinta. Possono esserci, sotto il cielo (perché noi, solitamente, guardiamo il cielo dal
basso), le nuvole… tantissime nuvole, di varie forme e sentimenti: serene, bianche e grassocce, o nere e arrabbiate, che piangono pioggia e ti suggeriscono di prendere l’ombrello. Al mattino, guardiamo il cielo, prima di guardare ogni cosa, e se esso è sereno, saremo sereni anche noi; altrimenti… tristezza. Poi, c’è il secondo cielo, il cielo della notte; che si trova nello stesso posto del primo, sempre sopra di
noi, e lo vediamo mutare pian piano, magari durante una tazza di tè, o mentre ce ne stiamo seduti, semplicemente osservando il tempo che ci invecchia e il sole che fugge. Ma, questo cielo, non ha colore, ovvero ha il colore di un sonno senza sogni: è nero, scuru, ca fa accupari. Se non fosse, sì, se non fosse che da qualche parte c’è un disco bianco, che cambia forma ogni sera, come se avesse emozioni instabili, e alle sue spalle tanti puntini brillanti. Con questo cielo ci addormentiamo, inghiottiti lentamente.
Abbiamo due cieli, dunque: quello del giorno e quello della notte. E ci siamo noi, senza offesa “piccoli”, che i cieli stiamo a contemplare.
Un passo indietro. In greco, non dimentichiamolo, cielo fa: Uranòs. Secondo la tradizione, esso nacque da Gea e si unì a lei, generando tanti figli. Ma è con il mare che il cielo diede vita alla figlia più bella: Afrodite. Se non pensiamo sia così, è necessario osservare l’orizzonte, in cui cielo e mare si baciano, si specchiano. E capiremo Afrodite, le sue guance rosa.
Guance rosa di sentimento, che esistono nell’immaginazione, ha il cielo di Filippo Galletto, il quale con semplici pennellate costruisce (unisce) i cieli di cui stiamo trattando. Tonalità cromatiche assurde, la cui eleganza e turbolenza si armonizzano perfettamente, e che imitano le sfumature di gioia e rabbia di chi ha scoperto l’infinito in un seme, e ha il sangue che bolle; cieli rosa adagiati su paesaggi che i nostri occhi spesso nascondono, ritenendoli inutili.
Tutto nasce dallo stupore, che Galletto prova in sé contemplando: perché sa di essere piccolo di fronte il cielo, perché si deve essere piccoli di fronte il cielo, perché soltanto l’umiltà i gargi fa arrussicari, o come afferma il pittore…
Filippo: Lu vidi ddu carduni spicatu?
Dario: Lo vedo.
Filippo: E lu senti ddu carduni spicatu?
Dario: Lo sento.
Filippo: E chi senti?
Dario: Ca è nenti. Ma è beddu.
Filippo: Accussì è.
Con lo stupore si riscoprono le cose belle. Accussì è. Sì, è questo: se la pittura diventa, sapientemente, traduzione di stupori e lamenti. E tra il vento che soffia sulle foglie di un ulivo contorto, di un girasole secco, di case rupestri abbandonate, di campi pieni di crepe, il pittore riflette. Dentro un paesino, Raffadali, dove prevalgono le imposte chiuse, che nascondono i dolori martellati dal cielo del giorno e dal cielo della notte, il pittore, Filippo Galletto, che ha il pennello sui suoi baffoni ispidi, fa rime sulla tavolozza con un viola e un lillà, imprimendoli su tela e carta. E alimenta, forse senza nemmeno volerlo, ma perché lo sente, la bellezza:
evaporano le banalità, e diventano miele e sorrisi di ragazzette anche i carduna e i sassi che nessuno vorrebbe.

                                                                                                                                           Dario Orphée

domenica 23 dicembre 2012




  


 






 

LE FOTO NON RENDONO BENISSIMO...

sabato 24 novembre 2012

IN VIAGGIO



Le ultime polemiche sugli aumenti tributari a copertura dei “fossati” di bilancio ripropongono un tema che nella fase precedente alle elezioni amministrative ha catalizzato l’attenzione dell’intera cittadinanza.
A primo impatto l’aumento, contemporanea, della Tarsu e della base imponibile (a seguito delle verifiche AeG) sembrerebbe una contraddizione in termini. Ma esiste una variante importante (il costo del servizio potrebbe essere aumentato … … quello presentato da GESA per intenderci).
Sulla questione Tarsu mi è capitato di parlare (ma solo sulla situazione pregressa, quella pre elettorale) con la ex Dirigente (credo Di Maida) a Malpensa nell’attesa dell’imbarco su un volo per Palermo.
Credeva fossi uno dei tanti cittadini che, all’epoca, si presentavano - legittimamente - presso il suo ufficio per “spidugliari a pratica” e capire se e quanto pagare. In realtà - le dissi – “l’ho vista ad un paio di consigli comunali straordinari, in quei giorni infocuati e di protesta”.
Mi raccontava di una situazione evasoria eccessiva e, ovviamente, difendeva quanto fatto in quel periodo.
Le dissi che in discussione non era il principio (ricordate il “Pagare tutti per pagare meno”..… ecco se il costo del servizio cresce si pagherà sì tutti, sul meno ci sarà da discutere), ma la forma (privata e remunerata dai cittadini) ed il conseguente rischio.
Le dissi: “Se AeG sparisce che succede?”
La risposta, un po’ semplicistica, fu: “Anche se mette i soldi in banca, e questa fallisce, rischia di non trovarli più.”
Feci appena in tempo a dirle: “Ma, in quel caso, c’è la Banca d’Italia che vigila e ci sono i fondi di garanzia per i creditori….” si aprirono le porte e quella chiacchierata finì sulla pista di un aeroporto.



Sempre in aeroporto, all’andata, una chiacchierata ben più lunga con degli uomini di Corleone.
Quelli coraggiosi, per davvero.
In fila per l’imbarco mi trovo accanto ad una persona sulla cinquantina e ad un ragazzo. Pensavo fossero padre e figlio, scoprirò poi che sono soci.
Soci in una cooperativa di produzione e lavoro, in un territorio non fra i più semplici, appunto: Corleone.
Stanno andando al “Salone del Gusto” a Torino. Hanno uno stand in cui promuovono i loro prodotti.
Ci sediamo accanto sull’aereo e mi passano un bigliettino: “Cooperativa Rinascita Corleone”. Chiedo: “Come mai Rinascita?” e mi guardano come a dire “chi voli chissu? chi cerca?”.
In realtà quella domanda mi serviva “pi tastarici u punsu”, per capire con chi stavo parlando.
Il viaggio fu condito dalle domande sui loro prodotti, sulla organizzazione della cooperativa, sui raccordi, confermati, con le altre cooperative presenti in quel territorio (e operanti su beni confiscati alla mafia) ed infine sulla politica (le regionali erano prossime).
L’arrivo fu puntuale come la promessa di gustare i loro prodotti insieme ad un grande, sincero, in bocca al lupo.
Un incontro, devo dire, su cui ho riflettuto a lungo.
Se è possibile rinascere a Corleone lo si potrà anche a Raffadali?
È vero che il settore primario è in difficoltà, ma sarebbe possibile farlo ripartire?
Guardando l’estensione del territorio cittadino e la relativa urbanizzazione la risposta sembrerebbe scontata.
Ma i perimetri comunali sono ampiamente varcati dai possedimenti dei raffadalesi. Gruttamurata, Juculia, Cinti, Borsellino, Cattà..…contrade che abbracciano pezzi dei comuni vicini: Cattolica Eraclea, Sant’Angelo, Santa Elisabetta, Agrigento.
Circa 15 anni fa, negli anni da studente, presi un passaggio da Raffadali. Il conducente, dotto ed interessato, chiedendomi quali intenzioni avessi nella mia carriera scolastica mi aveva detto “la terra, si tornerà lì”.
Lo avevo guardato come i “compagni di Corleone” avevano fatto con me.
Ma alcune riflessioni di contorno sulle architetture organizzative del lavoro presenti a Raffadali e sulla diversa declinazione di cooperativa le feci con i due di Rinascita.
Da noi esistono cooperative di servizi (non di produzione e lavoro) e generalmente vivono su sostentamenti pubblici e alcune anche su artifizi e raggiri.
Com’è possibile che, pur avendo avuto dei leader nella lotta contadina, non abbia preso piede, a Raffadali, la cooperazione come forma organizzata nel lavoro della terra?
Eppure Scaturro a Ribera ci era riuscito e qualcosa resiste ancora oggi sotto il verde di quegli agrumi.
È poi vero che in territori diversi (a Vittoria ad esempio) nello stesso comparto si rifugge dalle Cooperative a favore di una miriade di aziende individuali, con una massiccia presenza di manodopera straniera (maghrebina e rumena soprattutto).
Ma Raffadali ha una storia differente..che oggi potrebbe essere ripresa a completare un’idea che è rimasta incompiuta.
Quale ruolo assegnare all’Amministrazione Comunale?
Strumenti economici non ne ha. Il tempo delle “vacche grasse” per utilizzare un ritornello in uso al momento è finito.
Potrebbe, io dico facilmente, ritagliarsi il ruolo di facilitatore nella proposizione a privati di progetti di prospettiva e di lavoro.

Pensare di portare o attrarre l’industria pesante a Raffadali è da pazzi o visionari.
Ma amministrare, oggi, non è semplice. Si hanno sempre delle impellenze quotidiane che assorbono anche le risorse che potrebbero essere utilizzate per piani di medio-lungo periodo.
La situazione che si è delineata dopo le regionali non facilita – oggettivamente - la vita al Sindaco e all’Amministrazione.
Le opposizioni potrebbero non essere solo esterne. Alcune si stanno palesando già oggi.
Per ricostruire, o costruire, un senso di comunità non si potrà continuare ad essere, come in passato, degli “inauguratori” con pronte forbici in mano.
Si dovrà ricoprire, necessariamente, un ruolo marcatamente attivo all’interno di un disegno di ampio respiro, ma concreto, che passa dal coinvolgimento di tutti gli stakeholders.
Le maestranze edilizie, ad esempio, potrebbero essere indirizzate e specializzate verso le nuove tecniche di efficienza energetica degli edifici e di recupero del patrimonio edilizio.
Gli agricoltori potrebbero essere organizzati in cooperative per la produzione di eccellenza (non solo mandorla e pistacchio) o in filiere agro energetiche.
Il comparto artigianale potrebbe organizzarsi in distretti produttivi “chiavi in mano” dopo aver preso coscienza che la frontiera di vendita non può fermarsi alla “Curva Togliatti”.
Le eccellenze culturali del paese potrebbero essere utilizzate per sviluppare un piano di manifestazioni (necessariamente cofinanziato da privati) su scala annuale o pluriennale che diventino di riferimento per quel pezzo di provincia che ci è più prossimo.
Tutto ciò può realizzarsi a Raffadali e anche sui comuni vicini.
Si potrebbe utilizzare l’Unione dei Comuni per fare un ragionamento più ampio o magari per ricercare numeri capaci di fare massa critica o ancora si potrebbero utilizzare le partnership instaurate durante la redazione del Piano Strategico (strumento programmatico rimasto un mistero).
Ma quali leve economiche utilizzare?
Il patto di stabilità non permette (neanche laddove ne ricorrano le condizioni cioè con soldi in cassa) di spendere per investimenti. Esistono altre vie?
I ministeri sono pieni zeppi di bandi per pubbliche amministrazioni….basterebbe dedicare alcune risorse umane, interne od esterne, per scovarli e poi ci sono le risorse comunitarie.
Perché non prepararsi nella, auspicabile, prospettiva di un prossimo governo romano di centrosinistra?
Per gli interventi di efficienza energetica esistono già strumenti finanziari ad hoc che garantiscono ritorni economici consistenti a partenariati pubblici e privati.
Cambiare il modo di amministrare significa fare anche un passo indietro rispetto alla gestione imposta dagli equilibri elettorali. Sarà possibile smarcarsi dai deputati e dagli onorevoli per programmare seriamente su Raffadali?
Ho sempre sostenuto che negli ultimi dieci anni si sia fatto un grande errore nel non valorizzare - appieno e nel merito - le risorse afferenti al centro destra.
Le condizioni erano favorevoli perché in realtà vi erano pochi equilibri da rispettare.
“La testa era una ed una era la mano”.
Queste scellerate scelte hanno portato, insieme ad altre importanti congiunture, il centrosinistra, di nuovo, al governo di Raffadali.


Sono trascorsi solo pochi mesi dall’insediamento (meno di sei) e non si può chiedere tutto e subito, lo si comprende da soli. Tra l’altro non ho mai capito quale è la logica che porta alle dizioni elettoralistiche del “faremo nei primi 100 giorni” come dire “una bella accelerata”…. e poi?
Piuttosto appare logico che il quadro economico reale dei valori di bilancio venga presentato proprio mentre questo è in esame.
Se nel prossimo consiglio comunale straordinario usciranno, dalla parte proponente, soluzioni alternative ai salassi decisi negli ultimi giorni sarebbe irresponsabile da parte dei governanti non valutarli compiutamente e applicarli se percorribili.
Il verificarsi di una tale, remota, evenienza dovrebbe necessariamente portare ad una meditazione non più sulla composizione numerica dei consiglieri di maggioranza ma sulla consistenza politica ed intellettuale di questi.
In attesa di ciò alcune valutazioni importanti andrebbero fatte anche sul ruolo che i consiglieri tutti intendono avere in questo lustro.
La quasi totalità delle dichiarazioni a mezzo stampa, dall’insediamento ad oggi, è in capo ai componenti della Giunta (e per la verità non a tutti). Il Sindaco è stato lo scudo dei propri collaboratori, colui che si è esposto maggiormente con risposte dirette e comunicati stampa.
Una tale prassi può risultare comprensibile nella fase iniziale di governo e soprattutto nella fase di “iniziazione” di alcuni componenti consiliari di maggioranza.
Bisognerà valutare attentamente sul perdurare di questo stato, che invece, potrebbe comprimere le personalità di alcuni e fungere da pretesto, per eclissarsi e rifuggire dalle responsabilità, per altri. Nell’uno o nell’altro caso le conseguenze potrebbero non essere migliorative per il lavoro dell’Amministrazione e per il bene dei cittadini.


Rimangono aperte alcune questioni prettamente politiche che le forze di maggioranza affronteranno da qui a breve e che potrebbero, se correttamente convogliate, rappresentare uno stimolo positivo per l’Amministrazione.
È stato annunciato più volte e dovrebbe essere in arrivo il congresso del PD. Bisognerà sostituire e scegliere i quadri dirigenti ed il nuovo segretario, che rimpiazzerà l’attuale Sindaco.
Credo che possa essere di ausilio e giovamento, per il lavoro dell’Amministrazione, la nomina di dirigenti non necessariamente connessi con le presenze consiliari. Tale opzione allargherebbe la base di valutazione offrendo prospettive differenti da quelle prettamente amministrative.
Potrebbe essere un modo per far emergere personalità nuove da responsabilizzare e coinvolgere col fine di ricreare un partito forte, capace di sostenere e proporre la linea di governo.
La scelta del Segretario sarà conseguente a quella del gruppo dirigente. È auspicabile una valutazione attenta degli errori effettuati da altri, in altri tempi e in altri schieramenti.
Mi spiego meglio.
L’UDC (ed i suoi predecessori e succedanei) è stato per anni il primo partito del paese. Un partito - non liquido ma aeriforme - in cui le cariche governative indicavano il rango politico di ognuno (chi non c’era o non contava o era in attesa del proprio turno). La mancanza di una struttura forte dietro l’Amministrazione ha portato, ripeto insieme ad altre importanti congiunture, al crollo recente.
Ripercorrere quella strada sarebbe delittuoso.
Esiste una variabile che potrebbe aiutare, non poco, ad indirizzare le decisioni del PD. La presenza dell’MPA o di quello che era MPA.
Anche lì si bisognerà programmare. Se questo sarà fatto dopo il congresso del PD la strada da questi intrapresa potrebbe essere il solco in cui costringere, in maniera positiva s’intende, anche le altre compagini a muoversi.